L’Ozono Terapia nella cura e nel Trattamento delle Patologie Vascolari e nella Vulnologia

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L’Ozono Terapia e le sue applicazioni in ambito vascolare e vulnologico (cura delle ferite)

In campo medico l’ozono viene utilizzato sotto forma di miscela con l’ossigeno: tale composto prende il nome di ozono medicale. Esso è dotato di numerosi effetti benefici, tra i quali i più importanti sono rappresentati dalle azioni disinfettante ed antibatterica, da un incremento dell’ossigenazione dei tessuti e dall’influsso sul sistema metabolico che determina un incremento della disponibilità energetica per le cellule. Per queste sue proprietà l’ozono medicale trova ampia applicazione in ambito vulnologico, dove produce una accelerazione dei processi di guarigione delle ferite.

In presenza di ulcere, piaghe e ferite post chirurgiche l’ossigeno ozono terapia esplica i suoi effetti benefici grazie ad un miglioramento del trasporto dell’ossigeno da parte dei globuli rossi, con una maggiore ossigenazione dei tessuti periferici, e grazie alle proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti, che determinano una accelerazione dei processi di guarigione e di riepitelizzazione.

A seconda delle condizioni del paziente, del quadro clinico e dell’entità delle lesioni la somministrazione dell’ozono medicale può avvenire attraverso tre vie:

– per via locale, attraverso l’applicazione di un sacchetto di plastica reso opportunamente stagno in cui viene fatto fluire l’ozono medicale;

–  attraverso l’iniezione sottocutanea;

– attraverso la tecnica della grande autoemotrasfusione, che consiste nel prelevare da una vena una certa quantità di sangue venoso che viene arricchito di ozono medicale e quindi reinfuso nel paziente.

ulcere-piaghe

Ulcere e Piaghe

Le ulcere cutanee sono lesioni croniche che non hanno tendenza alla guarigione spontanea. Esse sono, nella maggior parte dei casi, la conseguenza di un difetto della circolazione sanguigna che comporta un alterato apporto di ossigeno ai tessuti periferici. I più frequenti tipi di ulcera cutanea sono rappresentati da:

  • Ulcere post-flebiche: sono causate dall’insufficienza venosa, condizione caratterizzata da un difficoltoso ritorno di sangue venoso verso il cuore, che rallenta il normale ricambio di sangue nei tessuti periferici.
    L’insufficienza venosa può essere conseguenza di una patologia varicosa oppure di pregressi episodi di trombosi dei vasi profondi degli arti inferiori.
  • Ulcere diabetiche: il diabete causa alterazioni nei vasi sanguigni di minori dimensioni, i capillari, che determinano una ridotta ossigenazione dei tessuti periferici, portando alla formazione di ulcere; esse si localizzano tipicamente nel piede e tendono ad estendersi in profondità, fino all’osso, e ad infettarsi facilmente.
  • Ulcere arteriose: sono causate dall’ostruzione delle grosse arterie che portano il sangue agli arti inferiori, con una riduzione dell’afflusso di sangue e quindi dell’apporto di ossigeno ai tessuti.
  • Ulcera Trofica: l’ulcera varicosa, detta anche ulcera trofica o ulcera da stas, è una lesione della pelle che colpisce la gamba in prossimità della caviglia, ed è dovuta a insufficienza venosa degli arti inferiori, a piaghe, a varici, a edemi. Si manifesta più facilmente in soggetti affetti da cardiopatie, ipertensione o diabete. La forma della lesione, in genere rotondeggiante, ovalare o comunque irregolare, presenta un fondo lardaceo o purulento con bordi cianotici ed è spesso generata a seguito di un trauma.
    L’ulcera varicosa tende a non guarire ma ad allargarsi progressivamente, mentre la pelle attorno all’ulcera diventa rossa e le caviglie sono spesso gonfie. Nei giovani di solito le ulcere varicose si possono guarire in poche settimane, mentre nelle persone anziane possono persistere per molti mesi o persino per anni.
  • Piaghe da decubito: si manifestano in pazienti allettati e si localizzano specialmente in corrispondenza delle prominenze ossee; sono dovute alla pressione continua di una superficie esterna sulla cute che determina un ridotto apporto ematico e di ossigeno ai tessuti.

Ozono Terapia e cura delle Patologie Vascolari

Il trattamento e la cura delle Patologie Vascolari come le arteriopatie, le tromboflebiti o l’insufficienza venosa  con l’Ossigeno Ozono Terapia è strettamente correlato allo stadio in cui si trova la patologia. La terapia con ozono può essere strutturata combinando in maniera differente modalità, tempistiche e frequenza delle sedute i seguenti trattamenti:
– Sedute di Grande Autoemo di Ossigeno-Ozono
– Iniezioni sotto cutanee di miscela
– Applicazione diretta di sacchetti in caso di ulcere.

L’Ossigeno-Ozono terapia è molto utile in presenza di Patologie Vascolari per via della sua capacità di stimolare, incrementare e rendere più fluida la circolazione sanguigna a livello periferico. I risultati legati al trattamento con Ossigeno-Ozono Terapia delle problematiche relative alla circolazione sanguigna con particolare attenzione alla circolazione sanguigna periferica sono tangibili fin dalle prima applicazioni: il primo effetto è legato ad un immediato miglioramento del sintomo del dolore con una sua notevole riduzione; dopodiché si assiste gradualmente ad un miglioramento dei segni obiettivi (riduzione dell’edema) ed un allentamento dei valori pressori delle vene e delle arterie.

arteriopatie

Arteriopatie

L’Arteriopatia Obliterante Cronica Periferica (AOCP) è una patologia che colpisce le arterie degli arti inferiori ed è caratterizzata da un’insufficienza arteriosa periferica dovuta ad una riduzione della portata ematica a livello dell’arto inferiore. Nella maggioranza dei casi, la causa è la formazione dell’ateroma o placca aterosclerotica all’interno deivasi arteriosi interessati. Questa lesione è caratterizzata da un ispessimento dell’intima (lo strato più interno delle arterie a diretto contatto con il sangue) dovuto soprattutto all’accumulo di materiale lipidico e proteine che innescano un processo infiammatorio, con formazione di tessuto fibroso. Sulla superficie dell’ateroma può depositarsi fibrina, facilitando così la formazione di trombi. I fattori di rischio più importanti sono: il fumo, l’ipercolesterolemia, elevati livelli di lipoproteine a bassa densità (LDL), ridotti livelli di lipoproteine ad alta densità (HDL), il diabete mellito, l’ipertensione, l’obesità, elevati livelli di omocisteina, una storia familiare di aterosclerosi precoce.

La AOCP si classifica in Arteriopatia di I,II,III,IV stadio:

Arteriopatie I stadio: ci può essere un’assenza di sintomi o dolore da sforzo intenso. Si verificano, in questo caso, parestesie da sforzo o da mantenimento prolungato della stazione eretti, ipotrofia relativa di un arto, sensazione di freddo alle estremità e la non crescita degli annessi cutanei.

Arteriopatie II stadio: l’esercizio muscolare, durante il quale i muscoli richiedono maggior apporto di ossigeno, determina la comparsa del dolore. Il sintomo tipico è la “claudicatio intermittens”, che si manifesta con dolore, crampi e sensazione di fatica durante la deambulazione. Questi disturbi sono più comuni a livello del polpaccio, ma si possono verificare anche a livello del piede, della coscia, dell’anca o dei glutei per poi scomparire in condizioni di riposo. La progressione della malattia è indicata dalla riduzione della distanza che il paziente può percorrere in assenza di sintomi.

Arteriopatie III stadio: si ha comparsa di dolore a riposo in clinostatismo, anche di notte, dovuto alla neurite ischemica e alla grave ipossia. Oltre al dolore ci possono essere iniziali alterazioni del trofismo cutaneo e del colorito, cianosi ed dema.

Arteriopatie IV stadio: Si manifesta un’ischemia critica, una marcata ipossia e acidosi, delle lesioni trofiche, ed infine necrosi.

tromboflebite

Tromboflebiti

La tromboflebite, o flebotrombosi, è l’infiammazione della parete di un vaso venoso, che si associa alla trombosi del vaso stesso. I fattori che possono contribuire alle tromboflebiti sono l’aumento della coagulabilità del sangue o del numero di piastrine, la diminuzione della velocità di circolazione del sangue, le lesioni alle pareti venose, le malattie infettive, gli interventi chirurgici ed infine la gravidanza e il parto.

Esistono due tipi di tromboflebite: la trombosi venosa profonda, che interessa le vene più grandi e in profondità, e la tromboflebite superficiale, che interessa invece le vene più vicine alla superficie della pelle. Colpisce soprattutto le vene degli arti inferiori, la vena cava inferiore, le vene pelviche, la vena porta. I sintomi più comuni della tromboflebite sono l’ingrossamento notevole dell’arto interessato, il dolore, che da lieve diventa poi bruciante, l’aumento della temperatura e l’arrossamento della cute nella zona sovrastante la vena. Si manifesta con febbre, dolori, vomito, diarrea, aumento di volume del fegato e della milza.